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Per i dipendenti Postali il valore della BUONUSCITA è stato fissato al 28 febbraio 1998. Quell'importo viene liquidato al lavoratore SENZA ALCUNA FORMA DI RIVALUTAZIONE. Questo ingiusto trattamento riguarda SOLO i Postali. Perché 219.601 lavoratori non hanno diritto all'intero trattamento retributivo differito, come tutti gli altri ? Mettiamo in comune i documenti, facciamo conoscere le iniziative intraprese e quelle che si vorranno intraprendere per contrastare questa ingiustizia.
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LA SURREALE TESI L’istituto di previdenza ha spiegato davanti alla Consulta che il Tfs non va pagato in un’unica soluzione: così i pensionati spenderebbero troppo e male i propri soldi
»Marco
Carlomagno* Segretario generale della Flp
| Lunedì 23 Febbraio 2026 - p. 12 |
Martedì
scorso, nell’aula della Corte Costituzionale, è andato in scena uno spettacolo
a tratti surreale. Oggetto del contendere: il differimento fino a 7 anni e la
rateizzazione in tre tranche del Tfs, il Trattamento di fine servizio dei dipendenti
pubblici. La disciplina vigente, fondata sul Dl n.79/1997 (differimento) e sul Dl
n.78/2010 (rateizzazione), prevede che chi va in pensione nel pubblico impiego
possa attendere fino a 7 anni per ricevere quanto gli spetta e per di più in
più rate annuali, senza interessi né rivalutazione. Una pratica che diversi Tar
– da Marche a Lazio, passando per il Friuli-Venezia Giulia – hanno ritenuto
sospetta di incostituzionalità, tanto da rimettere la questione alla Consulta,
per violazione degli articoli 36 e 117 della Costituzione e dell’articolo 1
della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La Consulta aveva già
affrontato la materia con le sentenze n. 159 del 2019 e n.130 del 2023. In entrambi
i casi i giudici costituzionali avevano definito il differimento come una misura
non più giustificabile, anche per la disparità tra settore pubblico e privato.
La Corte aveva evitato di dichiarare l’incostituzionalità per non creare un
vuoto normativo, lanciando un
monito al legislatore affinché intervenisse con urgenza.
FIN
QUI, CRONACA ordinaria di una battaglia che si trascina da anni, nonostante due
sentenze della stessa Corte abbiano già bacchettato il legislatore per questa
anomalia tutta italiana. Ma quello che è emerso dall’udienza pubblica del 10
febbraio ha dell’incredibile. Gli avvocati dell’Inps, nel tentativo di
difendere lo status quo, hanno avanzato un argomento che farebbe
sorridere se non fosse tragico: eliminare differimento e rateizzazione
significherebbe consegnare “cifre enormi” ai neo pensionati in un’unica
soluzione, spingendoli a spendere di più e a non gestire correttamente la
propria liquidazione. A sostegno di questa tesi, hanno citato studi di economia
comportamentale e psicologia finanziaria che evidenzierebbero “l’irrazionalità
umana nelle scelte di spesa” quando si ricevono grosse somme tutte insieme.
Traducendo dal burocratese: secondo l’Inps, i lavoratori pubblici che hanno
dedicato una vita al servizio dello Stato sarebbero fondamentalmente degli
sprovveduti, incapaci di amministrare i propri risparmi. Meglio che lo Stato faccia
da tutore, trattenendo per anni quello che è un loro sacrosanto diritto. Una
posizione paternalistica che offende l’intelligenza e la dignità delle persone.
Ma c’è di più. I legali dell’Istituto previdenziale hanno agitato lo spettro
dei costi insostenibili: 4,2 miliardi se si eliminasse il differimento della prima
rata, 11,6 miliardi senza la rateizzazione, fino ad arrivare a 15,6 se si
cancellassero entrambi i meccanismi. Numeri che, come ha fatto notare la difesa
dei ricorrenti, stonano parecchio con i calcoli della Ragioneria generale dello
Stato, secondo i quali la riduzione di soli tre mesi della prima rata introdotta
dall’ultima manovra costerà 22 milioni in tre mesi, quindi 88 milioni annui.
Una differenza che solleva più di un dubbio sulla serietà delle proiezioni
Inps.
COME
SE NON BASTASSE, la difesa dell’Istituto ha prospettato soluzioni alternative che
sanno tanto di presa in giro: dare tempo al legislatore per intervenire, una
pronuncia della Corte che si limiti a dettare principi generali, oppure disporre
il pagamento di interessi e rivalutazione solo dopo la prima rata, rinviando
comunque la decisione finale. Percorsi che ai diretti interessati appaiono del
tutto impraticabili e che sembrano più che altro tattiche dilatorie. La giudice
relatrice Maria Rosaria San Giorgio ha riassunto con precisione i termini della
questione: i Tar contestano il differimento e la rateizzazione del Tfs quando
non sono accompagnati dalla rivalutazione delle somme via via erogate al dipendente
cessato dal servizio. Un’istanza di buonsenso, verrebbe da dire. Se mi
costringi ad aspettare anni per avere i miei soldi, almeno proteggine il valore
dall’inflazione. La videoregistrazione dell’udienza, disponibile sul sito della
Consulta, vale la visione. Non capita spesso di assistere a difese così
platealmente deboli di fronte alla massima istanza giudiziaria del Paese. E non
capita spesso che un ente pubblico si presenti con argomenti che, francamente,
imbarazzano chi rappresenta. Ora la palla passa ai giudici costituzionali. Entro 15 giorni dovrebbe arrivare la
sentenza. L’auspicio – e la speranza – è che la Corte metta fine a questa
che molti non esitano a definire una “vergogna”. Che si affermi, una volta per
tutte, un principio elementare: chi ha lavorato ha diritto a ricevere quanto
gli spetta, quando gli spetta, senza paternalismi e senza mendicare ciò che già
gli appartiene. Quando un’istituzione pubblica di questo calibro arriva a
sostenere che i cittadini non sono abbastanza maturi per gestire i propri
soldi, forse è il caso di interrogarsi su quale idea di Stato e di rapporto con
i cittadini stiamo costruendo. O, meglio, demolendo.
Leggi anche su FLP; SIM Carabinieri
L'emendamento alla legge di bilancio riguardante la Buonuscita dei Postali "congelata" (mai rivalutata) dal 28/02/1998, non è stato discusso né votato dalla Commissione V del Senato.
La Legge di Bilancio per il 2026 è stata "bollinata" (formalmente approvata dalla Ragioneria Generale dello Stato) in ottobre. Gli emendamenti sono stati presentati entro il 14 novembre.
Abbiamo seguito giorno per giorno l'iter delle discussione. Sapete dei contenuti annunciati mediaticamente e pure delle sorprendenti modifiche introdotte con super emendamenti.
Dopo oltre un mese L'esito è questo: come tanti altri, anche nostro emendamento non ha avuto "l'onore" di essere discusso e votato in commissione.
Nell'ultimo verbale della Commissione (che riportiamo qui) è scritto: «...gli emendamenti non espressamente posti in votazione o non ritenuti assorbiti, preclusi o decaduti si intendono ritirati, se di maggioranza, o tecnicamente respinti, se di opposizione».
Nessuna motivazione di merito.
Tra i 5.742 emendamenti alla legge di bilancio c'è anche quello che riguarda la buonuscita dei postali presentato dal Movimento 5 Stelle, Sen. Orfeo Mazzella ed altri.
Nel testo presentato al Senato la promessa più volte ribadita dal Governo di ridurre i tempi di attesa del Trattamento di Fine Servizio come da sentenze della Corte Costituzionale restano disattese.
La sbandierata decisione di pagare
il TFS (Buonuscita) entro 3 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro
ci pareva una stonatura. Non perché sia impossibile, tutt’altro, ma perché sembrava
essere contro corrente.
Abbiamo fatto bene.
Leggeremo quanto sarà effettivamente scritto quando il testo definitivo giungerà al Senato. Per ora circolano le cosiddette “precisazioni” come si legge in un articolo di BusinessOnline
Dalla proposta iniziale al testo definitivo: il peggioramento
delle condizioni per i dipendenti pubblici
Durante la fase iniziale di elaborazione della Manovra,
erano state ipotizzate soluzioni maggiormente favorevoli per il personale statale
in uscita. In particolare, si era discusso della possibilità di ricevere anticipatamente
una prima quota della liquidazione fino a 50.000 euro entro tre mesi dal pensionamento.
Tuttavia, questa proposta non è stata inclusa nella versione definitiva della
legge, per cui:
Il peggioramento percepito deriva dal confronto con le
promesse iniziali e l’assenza di una piena estensione delle agevolazioni ipotizzate.
Conseguenze per i lavoratori statali: potere d’acquisto,
aspettative e reazioni sindacali
L’applicazione della nuova normativa incide direttamente
sulle risorse che i neo-pensionati del pubblico impiego possono effettivamente pianificare
e utilizzare dopo la cessazione del servizio. L’attesa di nove mesi, seppure ridotta
rispetto al passato, continua a determinare incertezza e talvolta disagio, specialmente
per chi faceva affidamento su una liquidità più immediata e per importi consistenti
perché implica:
Le principali sigle sindacali hanno espresso forte disappunto: li mancato anticipo del pagamento del TFS/TFR, come annunciato, e la persistenza di lunghe attese sono viste come fattori di arretramento per la competitività e l’attrattività delle carriere nella pubblica amministrazione. Rispetto al settore privato, la pubblica amministrazione viene ulteriormente penalizzata dalla permanenza di un sistema meno favorevole sul piano della gestione del fine rapporto.
(Fonte)
Nuova interrogazione dell'On. Fabrizio Benzoni (AZ-PER-RE) cofirmata dal'On. Antonio D'Alessio (AZ-PER-RE).
Da allora abbiamo scritto al Sottosegreatario Durigon chiedendogli un incontro nel merito e sottoporgli alcune ipotesi di soluzione. Abbiamo più volte telefonato alla sua segreteria per avere una risposta e reiterato la richiesta di incontro. NULLA.
Nulla neppure a seguito delle parole rassicuranti, in questo senso, avute successivamente all'incontro con l'On. Simona Bordonali (Lega).
Questa nuova interrogazione evidenzia anche le criticità seguite all'attacco informatico al sito delle GCFBuonuscita chie ha compromesso anche l'area riservata, tuttora non ripristinata.
Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-06071
presentato da
BENZONI Fabrizio
testo di
Martedì 7 ottobre 2025, seduta n. 543
nel corso dell'attuale legislatura, il Ministro interrogato è stato destinatario
di numerose interrogazioni parlamentari – in entrambi i rami del Parlamento e provenienti
da opposti e differenti gruppi – sul tema del mancato aggiornamento del valore dell'indennità
di buonuscita maturate sino al 28 febbraio 1998 dai lavoratori postali;
l'unica ad aver ricevuto risposta è stata presentata dai presenti interroganti
nel novembre 2023 nell'ambito di un question time in Commissione lavoro (n.
5-01679). In sede di risposta, il Sottosegretario Durigon concludeva dicendo che:
«la vicenda esposta (...) è meritoria di attenzione da parte del Governo» seppur
riconoscendo quanto, l'ipotesi di aggiornamento del valore dell'indennità di buonuscita,
comporterebbe, unitamente alla modifica dell'attuale disciplina in materia di buonuscita,
l'allocazione di ingenti risorse finanziarie, la cui possibilità di reperimento
è da valutarsi alla luce dell'attuale quadro congiunturale e nel rispetto dei vincoli
di finanza pubblica;
come fatto notare in sede di replica, appare paradossale che sia stata, di fatto,
congelata l'indennità di buonuscita di circa duecento mila dipendenti postali considerato
che la prestazione viene calcolata sulla base dei valori retributivi utili in vigore
al 28 febbraio 1998, a differenza di quanto avviene per gli altri lavoratori pubblici
e privati;
tale discriminazione si protrae da anni e, come gli interroganti hanno avuto
modo di apprendere, il Sottosegretario Durigon e altri organi ministeriali, nel
corso dell'ultimo anno, avrebbero ricevuto direttamente numerose segnalazioni e
sollecitazioni da parte dei cittadini coinvolti volte a chieder seguito di quanto
pronunciato dal Sottosegretario in merito all'attenzione che il Governo riserva
alla problematica. Tuttavia, non hanno ricevuto alcuna risposta concreta o proposta
di soluzione. Ogni tentativo di interlocuzione, anche per il tramite di parlamentari
appartenenti a diversi schieramenti e di rappresentanze sindacali, non ha sortito
alcun esito;
in aggiunta si segnala che il sito web della gestione commissariale del
Fondo buonuscita, istituito specificamente per i lavoratori di Poste italiane, nel
novembre 2024 è stato oggetto di un attacco informatico che ha compromesso l'accesso
all'area riservata, tuttora non ripristinata. Tale circostanza, che tuttora persiste,
ha determinato notevoli disagi per gli iscritti e incertezza in ordine alla gestione
dei dati personali;
la condizione di grave incertezza e disparità di trattamento rispetto ad altre
categorie di lavoratori che continua a persistere necessita di essere risolta. Si
osserva, inoltre, che l'onerosità dell'intervento è dipesa anche dal protrarsi,
negli anni, del blocco della rivalutazione della buonuscita pertanto, continuare
a rimandare una concreta iniziativa risolutiva, renderà sempre più ingenti le somme
necessarie alla rivalutazione della buonuscita di tutti coloro che ne hanno diritto,
anche considerando la maturazione degli interessi su tali importi –:
se – qualora non fosse possibile promuovere iniziative normative al fine di
riconoscere la rivalutazione del trattamento di quiescenza sia dei lavoratori cessati
che di quelli ancora in servizio di Poste italiane – non si intenda fornire una
risposta risolutiva ai cittadini e alle cittadine coinvolti;
quali iniziative di competenza si intendano adottare per garantire la piena
funzionalità e sicurezza del sito della Gestione commissariale del Fondo buonuscita;
se si ritenga opportuno convocare in tempi brevi un tavolo di confronto con
le rappresentanze dei lavoratori interessati, al fine di individuare soluzioni concrete
e condivise a una problematica che si protrae da anni.
(4-06071)
Inps: «Stop al pagamento differito del Tfs ai dipendenti pubblici ed erogazioni più rapide»
Alessandro Belli 13 Giugno 202512 Giugno 2025Stop al pagamento differito del Tfs/Tfr agli
statali. Così recita la relazione programmatica 2026-2028 appena approvata dal
Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps: «Va data attuazione ai dettati
della Corte Costituzionale che con sentenza n. 130/2023 ha invitato il
legislatore a superare la disciplina sul differimento della liquidazione del
Tfs ai dipendenti della Pubblica amministrazione, la quale seppur
giustificabile temporaneamente a fini di contenimento della spesa pubblica
risulterebbe contraria all’art. 3 della Costituzione nel caso in cui diventasse
permanente». Le proposte di legge avanzate finora in Parlamento per superare il
meccanismo del pagamento differito non sono andate in porto per un problema di
copertura.
Basta ritardi
Ma la relazione
programmatica 2026-2028 chiede anche di abbattere i ritardi nel pagamento della
liquidazione agli statali. Ci sono dipendenti pubblici che aspettano anche 5
anni prima di ricevere il Tfs/Tfr. «Bisogna intervenire sull’assetto
organizzativo – si legge nella relazione – e sulla dotazione organica degli
uffici sia a livello centrale che territoriale, per addivenire ad una
contrazione dei tempi di erogazione dei trattamenti di fine servizio e fine
rapporto, e investire con urgenza sull’infrastruttura informatica per
migliorare l’automatizzazione del flusso Tfr nei confronti dei Fondi pensione
di previdenza complementare, prevedendo, nell’attesa dell’automazione, un
progetto straordinario che integri le risorse umane dedicate alla gestione del
flusso dei Fondi pensione».
La normativa
Il pagamento del Tfs/Tfr è corrisposto ai
dipendenti pubblici in un’unica soluzione se l’ammontare complessivo lordo è
pari o inferiore a 50.000 euro, oppure in due rate annuali quando l’importo è
superiore a 50.000 euro e inferiore a 100.000 euro, o in tre rate annuali se la
cifra supera i 100.000 euro. La normativa prevede che il Tfs/Tfr venga
liquidato dopo 90 giorni per le pensioni di inabilità o per decesso del
lavoratore, mentre ne devono passare 12 in caso di cessazione dal servizio per
raggiungimento dei limiti di età e di servizio. Per tutti gli altri casi di
cessazione, come per esempio le dimissioni, il licenziamento e le uscite
anticipate, l’attesa stabilita è di 24 mesi. Come detto, questi tempi però non
vengono rispettati. Risultato? I dipendenti pubblici in quiescenza che hanno
l’esigenza di incassare prima il trattamento sono costretti a rivolgersi alle
banche che, in convenzione con lo Stato, anticipano il Tfs/Tfr a un tasso di
interesse agevolato. Il tasso applicato dalle banche si ottiene sommando lo
0,5% di spread al rendistato, indice che fotografa l’andamento di un paniere di
titoli di Stato e che si attesta attualmente poco sotto il 3%.
(Fonte)