Indirizzo e.mail

Per comunicazioni scrivi a: buonuscitapt@gmail.com

martedì 24 maggio 2016

Entriamo in questo dibattito: ne abbiamo titolo

Pensione d'ufficio in anticipo per statali in esubero, ma con Buonuscita dopo 4 anni?

Si allontana la buonuscita per i dipendenti del pubblico impiego collocati d’ufficio in prepensionamento per i casi di esubero.Entro il 31 dicembre del 2016 le Amministrazioni Pubbliche e gli Enti possono utilizzare il prepensionamento per il personale in esubero. Non si tratta di una scorciatoia offerta ai lavoratori per scavalcare i pesanti inasprimenti della Legge Fornero, ma solo di un provvedimento che agevola gli Enti che si trovano, nell’ottica della spending review e del taglio di spesa, a ridurre il personale che quindi risulta essere in esubero. Un caso eclatante è quello delle Province, che con le nuove norme sul loro riordino e sulla loro chiusura, hanno numerosi dipendenti in esubero da ricollocare in altri Enti o da prepensionare. La pensione d’ufficio quindi è un istituto sfruttabile entro fine anno ma questo, crea il problema del TFS, la liquidazione da dare ai lavoratori che cessano il servizio.
Ricollocazione dei lavoratori in esubero e quiescenza in anticipo

Il mondo dei lavoratori statali è un universo a se stante, diverso dagli altri e quindi spesso ci si trova a ragionare con interventi legislativi e provvedimenti vari che riguardano solo questi soggetti. La data del 31 marzo scorso è stata molto importante perché è concisa con la pubblicazione degli elenchi di posti di lavoro vacanti e quindi disponibili, da parte degli Enti pubblici, che dovevano riassorbire i lavoratori fuoriusciti dalle province e dalle città metropolitane. A dire il vero, i posti disponibili sono risultati essere maggiori dei dipendenti da ricollocare, ma la necessità dei tagli alla spesa pubblica e le problematiche di trasferimento dei dipendenti, spingono a considerare per molti lavoratori il cosiddetto prepensionamento.

Le regole attive oggi per la pensione degli statali, sono state modificate da nuove norme previste dai DL 101/2013 e 90/2014 nonché da una circolare del Ministero della Funzione Pubblica. Viene soppressa la possibilità del mantenimento in servizio offerto dalla Fornero ed utilizzato dai dipendenti per far salire il montante contributivo e quindi la pensione e viene data la possibilità a coloro che hanno raggiunto i quota 96 al 31 dicembre 2011, di essere collocati in prepensionamento anche a 62 anni qualora l’Ente per cui lavorano lo consideri necessario. In definitiva un lavoratore potrebbe essere messo a riposo prima dei 66 anni e 7 mesi attualmente necessari o ai 65 anni del limite ordinamentale di trattenimento in servizio se si sono già raggiunti i requisiti contributivi.
Il problema è che il Trattamento di Fine Servizio si allontana

Da un lato il prepensionamento potrebbe essere una specie di “manna dal cielo” per gli Enti bisognosi di tagliare la spesa e per i lavoratori che vedrebbero scongiurato il pericolo che, essendo in esubero presso un Ente, verrebbero trasferiti in altri posti di lavoro magari a diversi km da casa. Un problema però sarebbe la buonuscita dei lavoratori, il TFS (trattamento di fine servizio), la liquidazione che tocca ai dipendenti quando lasciano il lavoro. Le regole per l’incasso del TFS infatti restano le stesse di prima e cioè la buonuscita viene erogata dopo 6, 12 o 24 mesi a seconda che si maturi un diritto alla pensione di vecchiaia prima o dopo il 2013 o a quella anticipata per raggiunto limite massimo contributivo. Il nodo della questione sta nel fatto che nonostante si possa ottenere la pensione anticipata in maniera unilaterale, cioè voluta dall’Ente, l’erogazione del TFS non prevede anticipo.

Infatti la data di inizio da cui partiranno i 6, 12 o 24 mesi non sarà quella della uscita dal lavoro, ma quella in cui si sarebbe usciti senza prepensionamento. In definitiva, significa che in lavoratore in esubero dalle province, che nel 2016 venga collocato a riposo d’ufficio con due anni di anticipo rispetto al 2018 (quando avrebbe maturato i requisiti per l’uscita normale), non percepirà la buonuscita nel 2018, ma nel 2020. Anzi, percepirà solo una rata delle tre con cui è prevista l’erogazione. Le altre due le percepirà nel 2021 e nel 2022.

FONTE

Nessun commento:

Posta un commento